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 .

 

erano i primi giorni dell’anno 1988 quando arrivai, con la mia 4x4 dagli occhi a mandorla, nel paese dei dogon. io non ho buona memoria. sono un pessimo turista. per questo non racconterò della strada, del paesaggio, dell’operato dell’uomo. e così via. viaggio per dettagli. e solo di questi posso parlare. allora: verso il quindici di gennaio  mi trovai a passare dalle parti di bandiagara, una regione di mopti della repubblica del mali (i dati li ho ricavati da insoliti biglietti da visita riportati alla voce autori). ricordo una scuola (forse un collegio) da dove uscì una nuvola di ragazzi incuriositi dalla mia imprevista presenza. come sempre, in questo tipo di viaggio, non c’è tempo per discutere con calma. resta il fatto che mi regalarono due quaderni (o meglio: un bloc de bureau, a quadretti, e un quaderno, a righe, tagliato a metà) con dei loro disegni. come sempre ho raccolto quanto per me rappresentava una testimonianza vissuta di una cultura poco nota. nei tanti paesi che ho visitato la mia attenzione è sempre stata rivolta alla cultura ludica locale, cultura che ha nel gioco dei bambini l’espressione più reale. questo mi costringe a raccogliere tutto quanto trovo e a portarlo con me per poi riproporlo agli altri. fu così che imparai a conoscere le tradizionali maschere dogon. simboli di una antica e misteriosa cultura. adesso con giocarsi è venuto il momento di tirare fuori dal cassetto quei disegni per esporli in queste poche pagine a loro dedicate. una precisazione: la prima serie di disegni è quella del bloc de bureau. la seconda quella del mezzo-quaderno.  non sapendo di chi siano con precisione ho deciso di riportare i tutti i biglietti da visita sotto la voce artisti. so che oggi è richiesto di essere rigorosi quando si presenta un qualche cosa al pubblico. nel tentativo di esserlo sotto link ho riportato alcuni indirizzi dove è possibile trovare informazioni sul popolo dogon. in nota si trovano l’immagine di una tradizionale  porta di granaio, un testo di spiegazione datomi (credo più come turista) in francese e la bozza di una lontana traduzione dovuta a carlo rosso. il perché sta nel fatto che nell’oggetto e nella sua storia c’è gran parte della cultura di un popolo misterioso. i dogon, appunto. 

 
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