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  storie di cose incontrate
 incontro 013

 

cosa – carrettino 

 

dove – nepal

 

quando – forse 1996

 

 

 

ero in nepal. ai confini con il tibet (controllare perché la geografia non è il mio forte). ricordo perfettamente la scena dello scambio avvenuto. io ho sempre scambiato le cose. o, a volte, comprate. non faccio l’elemosina. neanche ai bambini. che non devono perdere la loro dignità. così baratto il loro lavoro (perché loro i giocattoli se li fanno) con qualcosa che piaccia. o sia utile. credo di avere già detto queste cose. ma è bene che io le ripeta. allora, camminavo lungo una strada asfaltata in montagna (per noi stretta ma per loro larga) e guardavo con attenzione quanto lavoro c’è dietro a ogni metro di quel nastro nero. il pietrisco si trovava in zona. ma bisognava farlo. e a mano. così gli uomini con grosse mazze spaccavano i massi della montagna i tanti pezzi grandi come angurie. poi le donne con il martello li riducevano in pezzetti grandi come uova che i bambini, e le bambine, con i loro martellini riducevano in pezzittinini grandi nocciole. ecco fatta la ghiaia che poi serve per fare l’asfalto. tutti lavoravano per un pugno di riso alla costruzione di una strada importante per la loro vita quotidiana. noi non ce ne rendiamo più conto di quanta fatica costi uscire da una vecchia società contadina per entrare in una recente società anche se di mezzo. le donne portavano il velo. e con quello si coprivano bocca e naso. i bambini, invece, si proteggevano con fazzoletti. o meglio pezzi di vecchia e sporca tela. credo che queste immagini dovrò portarmele dentro per sempre. ma torno al mio incontro. lo 013. mentre osservavo quanto stava succedendo (come quasi sempre chi viaggia guarda e basta) un bambino piccolissimo (meno di 5 anni. perché a quella età si deve già essere seduti con il martellino in mano lungo la strada) mi è venuto incontro con il suo carrettino: mezza tanichetta in plastica, 2 pezzetti di legno, 4 tondi in gomma (le ruote di molte delle macchinine che ho incontrato sono fatte con le suole delle ciabatte infradito da spiaggia) e uno spago di lunghezza sufficiente per tirarlo. non ricordo con cosa l’ho barattato. ricordo che lui non era per niente dispiaciuto di perdere il “suo” gioco. forse era più interessato alla mia novità. poi, in fondo, è molto probabile che in poco tempo se ne sia costruito un altro. quante parole per questo oggetto da poco. che dice solo a chi lo ha incontrato. io.           

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