giocarsi 
Mappa | 3 utenti on line


 Login
   
    
 Ricordati di me

 menu
 :: prefazione
 :: editoriale
 :: autore

 Ricerca
  

  storie di cose incontrate
 incontro 003

 

cosa – 21 stelle tuareg

dove – deserto del sahara

quando – dal 1988 al 1992

 

 

(documento ritrovato nel niger)

 

più che un incontro è una serie di incontri con i gioielli tuareg. su questo ho scritto molto. così tanto da riportarlo qui di seguito senza preoccuparmi di seguire una logica. come gli appunti di viaggio. a volte li cucio. altri li lascio così come mi vengono. aggiungo solo alcune note per rendere un po’ più comprensibile questa strana storia:

durante la notte il vecchio (1) “uomo blu” (2) è venuto a portarmi la stella (3) di iferouane (4). mi mancava. cercate e trovate una per una ora le possiedo tutte.

(1) di lui ricordo che era un tuareg del kel-air, un fabbro (inaden) stato al servizio di qualche nobile (imohar) di origine berbera (?) e trasferito, durante la carestia per la grande siccità del ‘73, a kidal nell'adrar degli iforas. aggiungo che forgiare il ferro e l'argento con il fuoco fa dell'inaden una figura magica.

(2) una lunga striscia di mussola tinta in blu indaco viene usata come copricapo (taghelmust) dai tuareg che stingendo sul volto il colore bluastro fa conferire loro la definizione di “uomini blu”.

(3) le stelle, più conosciute come croci, costituiscono il simbolo della tribù tuareg di appartenenza e vengono di regola portate al collo. ottenute mediante fusione in cera a perdere sono generalmente in lega di argento, e l'argento una volta si doveva ai talleri di maria teresa. non ci sono precisi studi storici circa le origini di queste stelle a forma di croce. un'ipotesi fa risalire all'influenza del cristianesimo la diffusione della croce come motivo decorativo degli amuleti tuareg contro gli spiriti maligni (djenoun). d’altronde la croce sul pane e i due bastoncini incrociati sulla tazza del latte hanno lo stesso scopo. una ipotesi tanto affascinante quanto fragile.

(4 ) iferouane - oasi nell'air

 


 

allora il vecchio tuareg mi disse:

 

“vengo da chissà dove. dicono sia venuto al mondo nel blu notte. credo sia vero. è passato così tanto tempo da quando ho lasciato la mia terra. terra che non ho mai avuto. ho passato i miei anni nella solitudine del deserto per specchiarmi. e nel deserto ho fatto i miei pochi incontri. ricordo di un saggio cui chiesi cos’erano quelle croci che le giovani donne portavano al collo. mi rispose che erano segni in argento. ogni famiglia per territorio ne aveva uno. il loro fabbro ne era l’artefice. fondeva l’argento di antiche monete su disegno tramandato da padre in figlio. il saggio poi mi disse ancora che non gli piaceva venissero chiamate croci. la croce è segno di sofferenza. glielo avevano detto stranieri del nord che vivevano in case. lui le chiamava stelle.  anche  perché somigliavano al sole che noi guardiamo con gli occhi socchiusi. credo fosse anche un poeta. mi consegnò poi un vecchio foglio con il disegno delle ventuno ormai anche per me stelle. tante erano le famiglie  conosciute. aggiunse che chi le possiede tutte possiede la verità. per questo tutto ciò che lui dirà sarà vero. ripresi la mia strada per non so dove alla loro ricerca. e giorni e mesi e anni passarono prima di riuscire ad averle tutte. una ad una le trovai. così come trovai anche una ragazza che nella fretta di vivere si era dimenticata della vita. avrei voluto amarla per sempre se non ci fosse stata di mezzo la sua acerba età. l’amai comunque. sapendo la fine che mi sarebbe spettata. ricordo che non vissi con lei se non di tanto in tanto. sotto una luna di cui porto ancora i segni addosso. decisi di regalarle tutto quanto avevo. e mi era rimasto. poco. ma non avevo altro. ero sempre vissuto randagio tra dune che non ho mai saputo quanto amiche. poi un giorno col vento venne anche un giovane con la speranza e non solo negli occhi. lei gli corse incontro con tutto il suo desiderio perdendo per strada le mie stelle da poco. si era avverato quanto scritto sulle nuvole e giusto così. mi sentii vecchio. e forse lo ero. mi resi conto di non essere mai stato giovane. non avevo mai giocato tanto per giocare. ma sapevo anche di non essere stato inutile. commisi però l’errore di volerle raccogliere. non bisogna mai raccattare il passato. soprattutto quando c’è di mezzo il cuore. ora mi sono inutili. inutili come i ricordi. e perché mi hai ascoltato per tutto questo tempo senza farmi una sola domanda te le regalo. ricorda: ora sei tu a possederle tutte e tutto ciò che dirai sarà vero. anche se non so quanto ti sia utile dire sempre la verità. ti auguro d’essere felice come io non lo sono mai stato.”

 

poi il vecchio tuareg se ne andò per chissà dove.

       

ABALAK                       AGADEZ

        

    AIR                          BAGZANE

         

    BARTCHAKEA                     BILMA        

         

CRIP-CRIP                     IFEROUANE

        

IN-ABANGARETaa                 IN-GALL IN

 

         

 

IN-WAGA                        KARAGA

        

MADAOUA                     TAGHMERT

         

     TAHOUA                      TAKADENDA

          

  TCHIMOUMENENE          TCHINTABARADENE

          

 TILYA                            TIMIA

 

ZINDER  

 Stampa Invia ad un amico Dai la tua opinione

 
 segni dogon
 ::  presentazione
 ::  serie 1
 ::  serie 2
 :: artisti
 :: link
 :: nota

 il gioco nel mondo di mino rosso
 :: storie di cose incontrate

 Archivio
 :: incontro 014 
 :: incontro 013 
 :: incontro 012 
 :: incontro 011 
 :: incontro 010 
 :: incontro 009 
 :: incontro 008 
 :: incontro 007 
 :: incontro 006 
 :: incontro 005 
 :: - prefazione 
 :: incontro 004 
 :: incontro 002 
 :: incontro 003 
 :: incontro 001 
 :: - 
 :: incontro 000 

copyright © 2005 - giocarsi - ideazione e realizzazione delfino maria rosso - powered by fullxml